Il risotto alla milanese con ossobuco rappresenta uno dei piatti più emblematici della tradizione culinaria lombarda, un matrimonio perfetto tra la cremosità del riso allo zafferano e la succulenza dell’ossobuco brasato. Questa ricetta, tramandata di generazione in generazione nelle cucine milanesi, racconta una storia di sapori autentici e tecniche raffinate che hanno attraversato i secoli. La preparazione richiede pazienza e attenzione ai dettagli, ma il risultato finale ripagherà ogni sforzo con un’esplosione di gusti che conquisterà anche i palati più esigenti. Lo zafferano, spezia preziosa derivata dagli stimmi del crocus sativus, conferisce al riso quel caratteristico colore dorato e quel profumo inconfondibile che rendono questo piatto unico al mondo.
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medio
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Ingredienti
Utensili
Preparazione
1. Preparazione del soffritto per l’ossobuco
Iniziate legando ogni pezzo di ossobuco con dello spago da cucina per evitare che la carne si stacchi dall’osso durante la cottura. Tritate finemente la cipolla, la carota e il sedano per creare il soffritto, base aromatica fondamentale della cucina italiana. Infarinate leggermente gli ossibuchi su entrambi i lati, scuotendo via l’eccesso di farina. Questa operazione aiuterà a creare una crosticina dorata ea legare il sugo durante la cottura.
2. Rosolatura dell’ossobuco
In una brasiera capiente, scaldate l’olio extravergine di oliva e 20 grammi di burro a fuoco medio-alto. Quando il burro è ben sciolto e inizia a sfrigolare, adagiate gli ossibuchi nella pentola e fateli rosolare per circa 5 minuti per lato, fino a ottenere una bella doratura uniforme. Questa fase è cruciale per sigillare i succhi della carne e sviluppare i sapori. Salate e pepate moderatamente. Una volta rosolati, togliete gli ossibuchi dalla brasiera e teneteli da parte.
3. Cottura dell’ossobuco
Nella stessa brasiera, senza pulirla, aggiungete il soffritto tritato e fatelo appassire a fuoco dolce per circa 10 minuti, mescolando occasionalmente. Quando le verdure saranno morbide e traslucide, aggiungete il concentrato di pomodoro e fatelo tostare per 2 minuti. Rimettete gli ossibuchi nella brasiera, sfumate con il vino bianco e lasciate evaporare l’alcol per qualche minuto. Aggiungete circa 500 millilitri di brodo caldo, coprite con un coperchio e lasciate cuocere a fuoco molto dolce per circa 2 ore, girando gli ossibuchi ogni 30 minuti e aggiungendo brodo se necessario. La carne deve risultare tenerissima e quasi staccarsi dall’osso.
4. Preparazione dello zafferano
Mentre l’ossobuco cuoce, mettete i pistilli di zafferano in una tazzina con 3 cucchiai di brodo caldo e lasciateli in infusione. Questa operazione permette allo zafferano di rilasciare tutto il suo aroma e il suo colore caratteristico. Non utilizzate mai zafferano in polvere per questa ricetta tradizionale, i pistilli garantiscono qualità e autenticità superiori.
5. Tostatura del riso
In una casseruola a bordi alti, fate sciogliere 30 grammi di burro a fuoco medio. Aggiungete il riso carnaroli e tostatelo per 2-3 minuti, mescolando continuamente con un cucchiaio di legno. Il riso deve diventare leggermente traslucido ai bordi ma rimanere bianco al centro. Questa fase, chiamata tostatura, è fondamentale per ottenere un risotto perfettamente mantecato e con i chicchi ben separati.
6. Cottura del risotto
Versate un mestolo di brodo bollente sul riso e mescolate delicatamente. Continuate ad aggiungere il brodo un mestolo alla volta, aspettando che venga assorbito prima di aggiungerne altro. Mescolate frequentemente ma non continuamente per permettere all’amido di rilasciarsi gradualmente. Dopo circa 15 minuti di cottura, quando il riso è quasi cotto ma ancora leggermente al dente, aggiungete lo zafferano con la sua acqua di infusione. Mescolate bene per distribuire uniformemente il colore dorato.
7. Mantecatura finale
Quando il riso ha raggiunto la consistenza desiderata, spegnete il fuoco e procedete con la mantecatura, fase finale che conferisce cremosità al risotto. Aggiungete i restanti 30 grammi di burro freddo a pezzetti e il parmigiano reggiano grattugiato. Mescolate energicamente con movimenti circolari per circa un minuto, facendo incorporare aria al composto. Il risotto deve risultare cremoso e ondeggiante, non troppo liquido né troppo asciutto. Aggiustate di sale se necessario.
8. Impiattamento
Servite immediatamente il risotto alla milanese creando un letto dorato nei piatti. Adagiate sopra un pezzo di ossobuco con il suo sugo di cottura ristretto. Completate con una spolverata di parmigiano e, se gradito, una macinata di pepe nero fresco. La tradizione vuole che si serva anche il midollo dell’osso, considerato la parte più pregiata e saporita.
Il trucco dello chef
Per ottenere un risotto perfetto, il brodo deve essere sempre bollente quando lo aggiungete al riso. Tenete una pentola con il brodo sul fuoco accanto alla casseruola del risotto. Il contrasto termico bloccherebbe la cottura e comprometterebbe la cremosità finale. Inoltre, non coprite mai il risotto durante la cottura, l’evaporazione è parte integrante del processo.
Per verificare la cottura dell’ossobuco, infilzate la carne con una forchetta: se si stacca facilmente dall’osso senza opporre resistenza, è pronto. Se avanza del sugo, potete ridurlo ulteriormente a fuoco vivace per ottenere una consistenza più densa e concentrata.
Il midollo osseo può essere estratto delicatamente con un cucchiaino lungo e servito spalmato su crostini di pane tostato come antipasto, oppure mescolato direttamente al risotto per arricchirne ulteriormente il sapore.
Abbinamento enologico perfetto
Il risotto alla milanese con ossobuco richiede un vino rosso strutturato e corposo che possa reggere la ricchezza del piatto. La scelta d’eccellenza ricade su un Nebbiolo lombardo, come un Valtellina Superiore DOCG o un Sassella, che con i suoi tannini eleganti e le note fruttate bilancia perfettamente la grassezza del midollo e la cremosità del risotto. In alternativa, un Barbera d’Alba piemontese o un Chianti Classico Riserva toscano rappresentano abbinamenti altrettanto validi. La temperatura di servizio ideale è di 16-18 gradi. Evitate vini troppo giovani o tannici che potrebbero risultare aggressivi con lo zafferano.
Informazione in più
Il risotto alla milanese affonda le sue radici nel XVI secolo, quando Milano era sotto la dominazione spagnola. La leggenda narra che nel 1574, durante i lavori di costruzione del Duomo, un apprendista vetraio soprannominato Zafferano, per l’abitudine di aggiungere questa spezia ai colori per rendere più luminose le vetrate, decise di aggiungerla anche al riso servito durante il banchetto nuziale della figlia del maestro vetraio. Il successo fu immediato e il piatto divenne un’icona della cucina meneghina.
L’ossobuco, letteralmente osso con il buco, è un taglio di carne ricavato dalla parte alta della zampa del vitello, caratterizzato dalla presenza del midollo al centro. Questo taglio era considerato povero fino al XIX secolo, quando la cucina lombarda lo nobilitò con questa preparazione che esalta la gelatina naturale dell’osso e la tenerezza delle carni brasate. La combinazione con il risotto allo zafferano crea un equilibrio perfetto tra la delicatezza del riso e la robustezza della carne.
Nella tradizione milanese autentica, il risotto deve essere all’onda, ovvero sufficientemente cremoso da muoversi come un’onda quando si inclina il piatto. Questa consistenza si ottiene solo con la giusta quantità di amido rilasciato dal riso e con una mantecatura perfetta.



